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CHI E' NABOT
Questo brano biblico è stato commentato da S.Ambrogio (+397) con parole di straordinaria attualità. Prova a leggerle pensando allo squilibrio tra Nord e Sud del mondo: Quella di Nabot è una storia vecchia, ma praticamente si ripete ogni giorno. Chi infatti, essendo ricco, non desidera ogni giorno i beni altrui? Chi, essendo molto facoltoso, non cerca di cacciare il povero dal suo campicello e di allontanare il misero dal podere ricevuto in eredità dagli avi? Chi si accontenta di ciò che ha? Quale ricco non desidera, prima o poi, il podere confinante? Dunque, non è nato un solo Acab, ma – quel che è peggio – ogni giorno nasce un Acab e mai muore per questo mondo. Se ne viene meno uno, ne sorgono molti; sono più numerosi quelli che rapinano di quelli che sono capaci di perdere. Non un solo Nabot povero è stato ucciso; ogni giorno un Nabot viene oppresso, ogni giorno un povero è ucciso. Così, terrorizzata, l’umanità abbandona le sue terre, il povero emigra con i suoi figlioletti, portando il più piccolo in braccio; la moglie segue piangendo, come se accompagnasse il marito al sepolcro [De Nabuthae 1.1] Fin dove volete arrivare, o ricchi, con le vostre insane brame? Volete forse essere i soli ad abitare la terra? Perché cacciate colui con il quale avete in comune la natura e pretendete di possedere per voi tutto ciò che esiste? La terra è stata creata come un bene comune per tutti, per i ricchi e per i poveri: perché, o ricchi, vi arrogate un diritto esclusivo sul suolo? [De Nabuthae 1.2] In Israele c’era il re Acab e il povero Nabot. Il primo abbondava delle ricchezze del regno, l’altro possedeva un piccolo pezzo di terra. Il povero non desiderava nulla dei possedimenti del ricco, mentre il re era convinto che gli mancasse qualcosa perché quel povero, suo vicino, aveva una vigna [De Nabuthae 2.5] Il vostro scopo, o ricchi, non è tanto di possedere qualcosa di utile, quanto piuttosto di escludere gli altri dal possesso. Vi preoccupate più di depredare i poveri che di arricchirvi. Ritenete che sia un’ingiuria nei vostri confronti che il povero abbia ciò che si ritiene degno del possesso di un ricco. Ritenete di essere danneggiati se qualcun altro possiede un bene [De Nabuthae 3.11] O ricco, tu hai ciò con cui puoi fare del bene. Di che hai paura? Tu hai molti beni riposti per molti anni (Lc 12,19), ne hai in gran quantità per te e per gli altri, hai un’abbondanza che è di tutti… Ti mostro dove puoi meglio custodire le tue granaglie, dove le puoi chiudere al sicuro, di modo che i ladri non te le possano rubare. Chiudile nel cuore dei poveri, dove gli insetti non le consumano e il tempo non le corrompe. Hai come magazzini i seni dei poveri, hai come magazzini le case delle vedove, hai come magazzini le bocche dei bambini… Questi sono i magazzini che restano per sempre… [De Nabuthae 7.37] Se si semina la misericordia sulla terra, germoglia in cielo; se la si pianta nel povero, fruttifica presso Dio. Dio dice: Non dire: «Darò domani». Lui che non sopporta che tu dica «Darò domani», come sopporterà che tu dica: «Non darò»? Tu non dai del tuo al povero, ma gli rendi il suo; infatti la proprietà comune, che è stata data in uso a tutti, la usi solo tu. La terra è di tutti, non dei ricchi… Dunque, [quando dai al povero] gli restituisci semplicemente il dovuto, non gli dai con generosità quello che non gli spetta [De Nabuthae 12.53] Con il lavoro dei poveri si cerca l’oro che ai poveri è negato. I poveri lavorano nelle miniere per cercare l’oro, lavorano per procurare ad altri quello che non possono possedere [De Nabuthae 13.54] Dunque sei custode delle tue ricchezze non padrone; tu che sotterri l’oro, sei un servo che lo deve amministrare, non il proprietario [De Nabuthae 14.58] |