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LA PRIMA
"PIAGA"
Es 7,8-25
Palazzolo
Milanese, 4 febbraio 1997 -
Il testo è tratto dal capitolo 7 del libro dell’Esodo. Come avete notato, non abbiamo letto per motivi di tempo il capitolo 6, che presenta una seconda narrazione della vocazione di Mosè (Es 6,2-7,7). Ci si può chiedere come mai il libro dell’Esodo riproponga per ben due volte il racconto dello stesso episodio. Non è una ripetizione inutile? In parte sì, ma sappiamo che l’Esodo non è stato scritto di getto da un unico autore, ma è il risultato di differenti tradizioni che sono confluite insieme. Questo spiega la presenza, nel testo, di ripetizioni, incongruenze e tonalità diverse.
Con il testo che abbiamo letto stasera inizia la sezione delle piaghe, che si estende da Es 7,8 a 11,10, tenendo presente che la decima piaga (Es 12,29-34) risulta inserita all’interno del racconto della pasqua. Per motivi di tempo non avremo la possibilità di leggere singolarmente tutte le piaghe: insieme leggeremo solo la prima e l’ultima, anche se conviene leggere personalmente tutto il testo per farsi un’idea adeguata dell’effetto narrativo.
Secondo il testo dell’Esodo, si tratta di dieci piaghe:
1. l’acqua cambiata in sangue (7,14-25);
2. le rane (7,26-8,11);
3. le zanzare (8,12-15);
4. i mosconi (8,16-28);
5. la mortalità del bestiame (9,1-7);
6. le ulcere (9,8-12);
7. la grandine (9,13-35);
8. le cavallette (10,1-20);
9. le tenebre (10,21-29);
10. la morte dei primogeniti (12,29-34).
In questa lunga sezione assistiamo allo scontro frontale tra Mosè e il faraone o, meglio, fra Dio e l’anti-dio personificato appunto nel sovrano che regna sull’Egitto. Dal punto di vista di Israele si tratta di una lotta di liberazione caratterizzata da una serie di “colpi” messi a segno dal Signore in favore del suo popolo. C’è una
escalation, un crescendo di segni che mettono alla prova la resistenza dell’Egitto. L’aumento progressivo della tensione può essere riassunto nell’immagine del sangue che compare nella prima e nell’ultima piaga. All’inizio del conflitto tra YHWH e il faraone il sangue che compare non è frutto di violenza: è l’acqua del Nilo che viene trasformata, come in un incantesimo, dal bastone di Mosè; alla fine, invece, il sangue versato per tutto l’Egitto è quello dei primogeniti, uccisi dall’angelo del Signore durante la notte.
Noi siamo abituati a parlare delle “piaghe” dell’Egitto, ma il testo biblico, in realtà, non utilizza solo questo termine, che può anche essere reso con “colpo, flagello” (magghephah in Es 9,14 e
negeph in Es 11,1). Vengono impiegati anche altri termini: “prodigio” (môphet che ricorre, per esempio, in 7,3.9 e 11,9) e “segno”
(’ôt: Es 7,3 e 10,2). Mentre la parola “colpo” indica l’azione di Dio che si abbatte sull’Egitto, il termine “prodigio” esprime un segno fuori dal comune, straordinario, eccezionale... La parola più significativa è, però, “segno”: con essa si indica un segno profetico, un avvenimento che rivela la presenza e l’azione di Dio. Questo termine, in greco
semeion, nel vangelo di Giovanni viene utilizzato per i miracoli compiuti da Gesù, i quali sono appunto segni rivelatori.
Il racconto di ogni “piaga” presenta normalmente questa struttura fissa, anche se non sempre sono presenti tutti gli elementi:
1. Ordine di YHWH di minacciare la piaga;
2. Descrizione della piaga;
3. Ordine di realizzare la piaga;
4. Esecuzione dell’ordine;
5. Imitazione dei maghi egiziani;
6. Ricerca di un compromesso da parte del faraone;
7. Invocazione di Mosè per far cessare la piaga;
8. Ostinazione del faraone.
Qual è il senso teologico del racconto delle piaghe? Per i rabbini le piaghe sono un racconto didattico per dire che Dio punisce i cattivi e premia i buoni (per gli egiziani, infatti, sono una maledizione, mentre per Israele una benedizione), perché non solo gli Israeliti non vengono colpiti, ma per loro questi segni diventano motivo di liberazione. In generale, possiamo dire che nel racconto delle piaghe è presente anche un senso salvifico, non solo punitivo: Dio chiama gli egiziani alla conversione attraverso dei fatti storici. E questa è, forse, la prospettiva più corretta per leggere il racconto delle piaghe: sono un invito alla conversione (cf per esempio Am 4,6-12, dove Dio enuncia una serie di segni e di colpi mandati su Israele, lamentandosi ogni volta con queste parole: “...e non siete ritornati a me”).
Terminiamo con un interrogativo che ci aiuti a riflettere. Pensiamo a quanti segni il Signore ponga ogni giorno sulla nostra strada... Qual è la nostra risposta ai “segni” di Dio nella nostra vita? Ci lasciamo interpellare o ci “induriamo” come il faraone?
A cura di
Cristina Gazzetto e Giovanni Giuranna
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