GESU' AGISCE DI SABATO 

Lc 14,1-6

 

La musica di sottofondo del brano: il tema del sabato (la parola si ripete tre volte)

Personaggi: Gesù, dottori della legge e farisei, idropico. Dalla traduzione della CEI sembra che ci sia anche “la gente”, ma il testo originale dice “essi” (in greco autoi, in latino ipsi) riferito a “farisei”.

Struttura: un dittico miniaturizzato

  I  parte

 - Azione introduttiva di Gesù (11,1-2: Gesù entra in casa di un capo dei farisei)
 - Domanda di Gesù (11,3: è lecito o no curare di sabato?)
 - Silenzio dei farisei (11,4a: Ma essi tacquero)

II parte 

- Azione introduttiva di Gesù (11,4b: Gesù lo prese per mano, lo guarì e lo congedò)
- Domanda di Gesù (11,5: Chi di voi se un asino/figlio o un bue… di sabato?)
- Silenzio dei farisei (11,6: E non potevano rispondere nulla a queste parole)

Osservazioni

- In questo brano Gesù ci è presentato come uno che agisce, che prende l’iniziativa, pone domande… 

- I farisei invece sono presentati come incapaci di qualunque reazione (per due volte sono messi con le spalle al muro)

- La prima domanda sollevata da Gesù pone il problema, la seconda lo risolve a partire dall’esperienza concreta: “Quello che si può fare per salvare i propri interessi in caso di emergenza vale anche per soccorrere il prossimo bisognoso” (Rinaldo Fabris)

- Tutti guardano Gesù, ma lui guarda l’idropico che gli sta davanti (si accorge di lui e del suo bisogno inespresso)

- Da una parte c’è un uomo capace di agire, dall’altra ci sono delle persone capaci solo di guardare e di discutere… Questa volta però i professionisti del giudizio e della discussione non riescono neanche a parlare.

- In mezzo, tra i due fronti, c’è l’idropico che non fa niente e non dice una parola, ma “si lascia fare” dal Signore (in questo senso è l’immagine del “graziato”, di colui che ha ricevuto misericordia, del credente che fa esperienza della salvezza, di una salvezza assolutamente gratuita che lo raggiunge e lo trasforma)

- Mettiamo a fuoco l’incontro dell’idropico con Gesù (portiamo in primo piano quello che il testo descrive velocemente tenendolo in secondo piano): 1) Gesù si accorge dell’idropico che sta davanti a lui, 2) con la sua domanda lo porta all’attenzione di tutti (senza nominarlo), 3) lo tocca, lo prende per mano, 4) lo guarisce e 5) lo congeda, cioè lo mette in cammino (non lo lega a sé come fosse un trofeo da esibire)

- Come si è detto, il testo presenta una contrapposizione Gesù-farisei, ma è importante sottolineare che Gesù ha accettato di spezzare il pane con il fariseo, è entrato senza problemi nella casa di un leader fariseo… Accetta l’invito perché vuole vivere un incontro. E se arriva a scontrarsi con i farisei, non è per dare loro una lezione ma perché vuole incontrarli davvero, fuori dagli schemi legalistici e autoprotettivi (“questo è giusto, questo è sbagliato”).

- Confrontando le due domande di Gesù si nota il passaggio dal “si può” al “si deve”, dalla domanda “è lecito?” alla convinzione “è doveroso” (Cf anche l’episodio della donna curva per colpa di uno spirito maligno: Lc 13,16) dove il problema è ancora il sabato: “E questa figlia di Abramo, che satana ha tenuto legata diciotto anni, non doveva essere sciolta da questo legame in giorno di sabato?”


Due spunti per la riflessione

 

1) Se Gesù è uno che agisce, anche il discepolo deve agire

Ci lasciamo guidare da tre riflessioni di Bonhoeffer:

- Quel sabato a casa del fariseo… c’erano tanti motivi per non agire, ma Gesù agisce! “Ci sono sempre motivi per non fare qualcosa: la questione è solo se bisogna farla nonostante ciò” (Bonhoeffer, 8 giugno 1944) 

- Le parole (anche le più belle, le più nobili…) non sono pienamente vere, finché non trovano compimento nell’azione. In ebraico il termine dabar vuol dire al tempo stesso “parola” e “cosa, fatto”.

   “Fare e osare non una cosa qualsiasi, ma il giusto
    non ondeggiare nelle possibilità, ma afferrare coraggiosamente il reale
    non nella fuga dei pensieri, solo nell’azione è la libertà.
    Lascia il pavido esitare ed entra nella tempesta degli eventi
    sostenuto solo dal comandamento di Dio e dalla tua fede
    e la libertà accoglierà giubilando il tuo spirito” 

    (Bonhoeffer, dalla poesia Stazioni sulla via verso la libertà)

- Nel brano che abbiamo letto è Gesù che pone le domande: non ha paura di sollevare un problema molto delicato che può costargli caro (fraintendimenti e incomprensioni). “Dobbiamo rischiare di dire anche delle cose contestabili, se ciò permette di sollevare questioni di importanza vitale” (Bonhoeffer, 3 agosto 1944)

- Ma a proposito di azioni bisogna distinguere: ci sono le “azioni-cose” e le “azioni-relazioni”, le azioni di un soggetto che agisce ma resta chiuso in sé stesso e le azioni che aprono all’incontro con l’altro (anche se a volte l’incontro per vari motivi non si realizza). Solo queste ultime corrispondono all’agire di Gesù. Solo l’amore è azione, solo l’amore mette in movimento; il resto è solo illusione ottica: sembra azione ma non lo è; è immobilismo, staticità, stagnazione… (cf 1 Cor 13).

 

2) “Ma essi tacquero” (Lc 14,4) - “Ma Gesù taceva” (Mt 26,63): c’è silenzio e silenzio… 

- Nel brano di oggi i farisei tacciono due volte. Anche Gesù durante il processo tace (cf Mt 26,63 e 27,14)

- Ci sono tanti silenzi: un silenzio che è superbia (“non ti prendo neanche in considerazione”), ostinazione (“non voglio darti soddisfazione”); un silenzio che è disprezzo dell’altro (“è inutile che perda tempo a spiegarti, tanto non capisci!”); un modo per non prendere posizione (il famoso “chi tace sta zitto”); un modo per lasciar cadere la cosa nel vuoto (“lascia che piova… prima o poi smetterà!”); un silenzio che è debolezza, un estremo tentativo di difendersi; un silenzio strategico per guadagnare tempo…

- Il silenzio di Gesù durante il processo non è un modo per prendere le distanze dalle accuse e dagli accusatori, né una forma di disprezzo nei loro confronti. E’ il silenzio di chi sceglie di non difendersi, di chi accetta in pieno l’accusa e ne porta le conseguenze “come un agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori” (Is 53,7). 

Giovanni Giuranna



Limbiate, 27 marzo 2003