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L'AMMINISTRATORE
DISONESTO
Lc 16,1-18
Milano, 14
MARZO 2004: Riflessione di Anna Laura Dillon all'incontro di spiritualità
missionaria della Vigna di Nabot.
Siamo nella seconda parte del viaggio di Gesù verso Gerusalemme: al suo seguito sono gli apostoli, i discepoli, la folla; ai margini, i dirigenti del giudaismo, scribi e farisei. Questo cammino è la cornice ideale dell'insegnamento rivolto ai discepoli e al popolo. Gesù, nel suo viaggio dà ai suoi discepoli gli orientamenti ideali e pratici per proseguire sulla via che egli per primo ha aperto.
Parabole ed esempi vicini all'esperienza della vita quotidiana servono a Gesù per parlare del mistero del Regno di Dio.
Gesù è venuto per rivelarlo e attuarlo: anche il brano che leggiamo oggi ci parla del Regno di Dio.
Nelle parabole della misericordia Gesù parlava dell'amore del Padre verso coloro che si sentono perduti.
L'ultimo personaggio del brano precedente è un figlio che non comprende l'amore misericordioso del Padre e rifiuta di entrare al banchetto.Non è facile e immediato accogliere l'invito di Gesù a cambiare mentalità.
Il testo di oggi invita a riflettere sul modo di usare le ricchezze e sulla radicalità della proposta evangelica riguardo tutto ciò che riguarda la vita presente. La posta in gioco è alta! Seguirà un'altra parabola che contrappone la vita del ricco e del povero, sulle terra e dopo la morte.
Dividiamo questo brano in tre parti:
La parabola dell'amministratore disonesto e astuto (Lc 16,1-9)
L'insegnamento sull'uso del danaro (Lc 16,10-15 )
La legge e il regno di Dio (Lc 10-18 )
Lo spunto di questa parabola è uno scandalo amministrativo: la contabilità di un'azienda agricola è affidata ad un amministratore che viene denunciato per truffa. Il compenso del suo lavoro di amministratore era derivato- in percentuale, dai guadagni che riusciva ad ottenere dai prestiti che faceva. Così, nell'imminenza del licenziamento cambia sistema per assicurarsi un avvenire, favorendo i debitori, invece che sfruttarli.
Questa decisione nasce da riflessioni molto concrete sul suo tornaconto, in un momento di grossa difficoltà. Anche per il figlio prodigo era accaduto qualcosa di simile. Cominciò a riflettere sulla sua situazione. Il momento di difficoltà, nella vita, può essere inizio di importanti decisioni! Le decisioni che si prendono possono essere di importanza vitale!
Al versetto 8b inizia l'applicazione ai discepoli. Questa affermazione di Gesù ha un tono pessimistico: egli oppone l'intelligenza con la quale agiscono gli uomini che fanno riferimento solo al tempo presente, i "figli di questo mondo", alla scarsa lungimiranza e determinazione dei "figli della
luce" (espressioni in uso negli ambienti religiosi di Qumran al tempo di Gesù. Forse c'è un invito ad impegnarsi nel mondo sociale ed economico, ma con criteri e motivazioni diversi da quelli cui si ispira l'amministratore disonesto: mentre lui è solo preoccupato dei suoi interessi terreni, i discepoli , che hanno riconosciuto e creduto all'amore che Dio ha per loro, sono chiamati senza indugio a diventare misericordiosi come Lui.
I discepoli devono servirsi anche della ricchezza - che è definita comunque disonesta,
perché non equamente distribuita - per farsi amici i poveri, ai quali è destinato il regno di Dio, "le dimore eterne" (vedi anche la parabola di Epulone e Lazzaro): saranno loro ad accogliere come amici quelli che li avranno aiutati con la ricchezza terrena.
Il centro del brano è l'elogio dell'amministratore (v.8) che sfocia nell'esortazione ad agire come lui(v.9)
I beni accumulati sono frutto dell'ingiustizia; non sono stati usati per amore di Dio e del prossimo: noi viviamo in un mondo che continua con questa logica dell'uso egoistico delle ricchezze. I discepoli sono chiamati a vivere con un criterio opposto a quello dell'egoismo,
perché i beni sono dono del Padre da condividere tra fratelli.
L'amministratore, scoperto nelle sua truffa si interroga e, dopo avere sempre pensato ad accumulare per
sé, finisce per rendersi conto che gli conviene farsi degli amici e cambia rotta, donando, per ricevere il contraccambio.
Quest'ultima scelta è elogiata: finalmente si accorge di avere bisogno degli altri e si fa degli amici.
A questo servono i beni terreni, ad essere donati; i figli della luce, coloro che vogliono conoscere la volontà del Padre, devono comportarsi così
perchè, dopo la morte, attraverso la misericordia, entreranno "nelle dimore eterne", come veri figli nella casa del PADRE MISERICORDIOSO.
Questa parabola invita i discepoli alla riflessione: se finisse oggi per noi, come per questo amministratore, la possibilità di amministrare i nostri beni, cosa faremmo? Cosa avremmo voluto farne se fossimo giunti alla fine della vita? L'uomo ricco, che aveva fatto un buon raccolto e pensava di ingrandire i suoi granai, si trovo improvvisamente di fronte alla fine della vita e alla domanda: " quello che hai accumulato, di chi sarà" ?
Il salmo ricorda che l'uomo, quando muore, con sé non porta nulla. La Parola di Dio ci invita molte volte alla conversione: tutta la Bibbia è attraversata dal richiamo all'amore di Dio e del prossimo, a compiere opere di giustizia e di misericordia verso i deboli. Lo stesso significato ha l'anno
sabbatico e l'anno giubilare, per tutto il popolo.
Ora il nuovo popolo è chiamato a vivere con piena intelligenza e accortezza questa volontà del Padre
perché con Gesù inizia la vita nuova nello Spirito: è annunziato il regno, sono aperte le dimore eterne e i figli della luce, che accolgono il Vangelo devono farsi interrogare dall'osservazione di Gesù: come i figli di questo secolo sanno discernere il proprio interesse, così anche noi dobbiamo discernere il nostro bene eterno nei pensieri del Padre.
COSA DICE QUESTO BRANO DELL'UOMO?
- tende ad accumulare per sè i beni e ad essere egoista.
- si preoccupa della vita terrena e non si interroga su cosa accadrà dopo la morte.
- vive senza domandarsi se le sue scelte sono convenienti per il futuro e, se non è costretto da qualche evento doloroso, difficilmente si ferma a riflettere.
-Non si chiede, come sarebbe conveniente, cosa pensa Dio, Signore di tutte le cose, dell'uso che sta facendo dei suoi beni.
- in situazione di grave difficoltà, conosce meglio sè stesso e i suoi limiti, e le crisi della vita possono essere occasione preziose di cambiamento.
-Le persone religiose spesso si accontentano di una certa sequela del Signore e non si pongono con la doverosa attenzione le domande vitali sull'uso delle ricchezze e sul tema della giustizia.
- ogni uomo non finisce la sua vita sulla terra, ma ha una dimora eterna che lo attende. Questa rivelazione e questo dono che riceve dal Padre per mezzo di Gesù supera infinitamente tutti i beni di questo mondo.
COSA DICE QUESTO BRANO DI DIO?
- è simile a un uomo ricco: tutto è suo
- dà i suoi beni da amministrare agli uomini
- dà fiducia ai suoi amministratori e grande libertà di azione
- ama la giustizia e vuole amministratori giusti
- chiede conto dell'amministrazione e mette fine all'ingiustizia
- ha messo una fine alla vita sulla terra ed ha preparato "dimore eterne "
- insegna, ammonisce, corregge, soffre, dice chiaramente come entrare nella pienezza della vita divina, divenendo capaci di donare come il Padre.
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LUCA 16, 10-15
Questo brano è uno sviluppo del versetto 9 ed è come un piccolo test della fedeltà del discepolo: si contrappongono infatti, due sfere: affari di poca importanza o ricchezza ingiusta, da una parte, e affari di massima importanza o il vero bene e la vera
ricchezza, dall'altra. Cioè il discepolo che si dimostra fedele nell'uso dei beni terreni, offre sufficienti garanzie per ricevere responsabilità nella comunità e infine, il bene per eccellenza: il regno di Dio.
Il discepolo è come un servo chiamato a decidere chi vuole servire: mammona è contrapposto a Dio, non come danaro in
sè, ma come potere economico che sequestra l'uomo in maniera totalizzante e alternativa, rispetto al servizio di Dio.
Libertà e disinteresse nell'uso del potere del danaro, rendono degno di fiducia il discepolo per i compiti di servizio a favore dei fratelli della comunità.
Al discorso di Gesù i farisei che ascoltavano assumono un atteggiamento di disprezzo (v.14).(I farisei, pur avendo un tenore di vita dimesso, consideravano la ricchezza come forma di benedizione di Dio e la desideravano. Per questo disprezzano le parole di
Gesù) Gesù anche qui, come in altri passi del Vangelo, ne svela l'ipocrisia e rimette in contrapposizione netta la mentalità dell'uomo e il pensiero di Dio. Amare se stessi, il danaro ed essere superbi è il peccato di idolatria, radice di tutti i mali che distrugge l'uomo e le cose. Luca ammonisce severamente i ricchi (6,25 e 16,19-31) La lettera di Giacomo riprende questa parola(5,1ss)" E ora a voi ricchi: piangete e gridate per le sciagure che vi sovrastano! Le vostre ricchezze sono imputridite"
In Matteo ( 16,26 ) leggiamo:"Quale vantaggio avrà l'uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima?"
COSA DICE QUESTO BRANO DELLE RICCHEZZE?
- Ritenere il benessere materiale come fine dell'uomo è una vista miope che ignora la verità, porta a operare l'ingiustizia e a sacrificare il vero bene dell'uomo.
- E' intelligente chi sa che tutti i beni materiali sono dono di Dio ed è mezzo per entrare in comunione col Padre e con i fratelli: per questo vive in rendimento di grazie e spirito di condivisione.
- I beni, che l'uomo stima di tanto valore, sono una cosa minima rispetto al vero bene, ma sono importanti,
perché il nostro futuro si decide qui ed ora nell'uso corretto che ne facciamo. In questo, più che nei pii sentimenti, si esprime la nostra fedeltà a Dio
- Il fallimento dell'uomo consiste nell'amare ciò che non è l'oggetto del suo cuore.
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LA LEGGE E IL REGNO DI DIO (Lc 16,16-18)
Questi versetti sono qui a sottolineare l'importanza di comprendere che è giunto il tempo del regno di Dio al quale con forza irresistibile tutto tende: l'antica storia di attesa e di promessa è giunta al suo compimento: ora è il momento di sforzarsi di entrare nel regno di Dio.
Il versetto sull'importanza della legge (v. 17 )vuole affermare che l'originaria intenzionalità della legge si compie perfettamente con l'annunzio del Vangelo.
Il versetto seguente (v.18) è come un'applicazione di questa affermazione: all'origine la legge non prevedeva il ripudio della moglie, che fu concesso da Mosè, "per la durezza di cuore" del popolo a questo riguardo.
Questa è un'interpretazione più severa delle norme giudaiche del tempo di Gesù: ma con Gesù anche questa intenzione originaria della legge sarà attuabile per il discepolo.
Gesù dice a questo proposito che "nulla è impossibile a Dio". E' Lui che salva e rende l'uomo capace di entrare nel Regno.
Anna
Laura Dillon
Appunti tratti e integrati personalmente da:
S.Fausti , Una comunità legge il Vangelo di Luca, ed EDB
R. Fabris, I Vangeli, Cittadella ed. Assisi
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