LAZZARO E IL RICCO SENZA NOME

 Lc 16,19-31

 

Milano, 4 APRILE 2004: Riflessione di Lidia Tagliabue all'incontro di spiritualità missionaria della Vigna di Nabot. 

 

CONTESTO 

• Nel cap.16 ci troviamo all’interno del così detto “grande inserto lucano” (Lc 9,15-8,14) : Gesù si incammina verso Gerusalemme per la passione. L’evangelista colloca in questi capitoli insegnamenti e parabole su Dio e sul suo Regno, oppure sull’atteggiamento che l’uomo deve tenere in relazione alla fede nel Regno.
• Secondo Luca questo itinerario costituisce per Gesù una grande opportunità per presentare il suo progetto di vita. E cioè i rischi che questo progetto implica e le esigenze che ne derivano per essere suo discepolo.
• L’intero cap.16 è dedicato al tema del possesso dei beni terreni o dell’uso della ricchezza e mi sembra che il contesto redazionale della parabola possa permettere di stabilire con sufficiente probabilità l’intento redazionale: Luca vuole dare un insegnamento morale, mettendo energicamente in guardia contro il cattivo uso delle ricchezze; esse restano un pericolo costante perché è impossibile servire Dio e il denaro.
• Ricchezza / povertà e uso dei beni è un tema su cui Luca ha più riflettuto e che doveva costituire una delle preoccupazioni della comunità cui si rivolge. Penso che questo contesto vada tenuto presente nella nostra lettura, riflessione e meditazione.
• Una digressione: non possiamo contemplare queste figure senza ricordare subito i dati impressionanti a livello mondiale oggi: il 20% più ricco consuma l’82% di tutti i beni prodotti dall’umanità e il 20% che vive in povertà assoluta consuma l’1.4% di questi beni.

OSSERVAZIONI SUL TESTO

vv.19-21. C’era un uomo ricco ……
• da un commento di Gregorio Magno “.. Cristo dunque disse del ricco “un tale” e del povero “un mendico di nome Lazzaro”. Chiaro il senso dell’espressione di Cristo: riconosco il povero che è umile, non il ricco che è superbo…”
• al ricco non è dato un nome forse per significare che la ricchezza, così come da lui usata, gli ha tolto identità
• Lazzaro, termine abbreviato dell’antico ‘El’azar, significa “Dio ha aiutato”. La sua figura rimanda alla posizione di chi non può riporre fiducia negli uomini ma è costretto a confidare solo in Dio.
• non si dice nulla della moralità del ricco, ma è presentato come rinserrato nei vantaggi della sua condizione, e neppure si fa menzione di uno speciale merito morale del povero
• l’uomo ricco trascorre le sue giornate guardando / godendo delle sue ricchezze senza accorgersi del povero che è consolato dai cani.

v.22. Un giorno ….
• la morte è sorte comune di ogni uomo : non è una livella ma il limite ultimo che definisce 
la creaturalità.
• Lazzaro è portato in seno ad Abramo perché ha posto in Dio la sua sicurezza di vita. Il ricco si ferma nella tomba perché ha cercato nella terra la sua sicurezza.

v.23 Stando nell’inferno …
• l’Ade, il regno dei morti, cioè la situazione nella quale si mette chi non vuole lasciarsi convertire da Gesù condividendone la sua esperienza umana – condivisione di quanto si è e di quanto di ha con il miserabile e il povero. 
• il ricco vede Lazzaro solo ora, quando solleva lo sguardo dalla terra. E lo vede a fianco di Abramo, reso giusto da Dio per la sua fede. 

v.24 Allora gridando disse …
• ora, nella difficoltà e angoscia, il ricco riesce a pregare per chiedere quella com-passione che non ha avuto quando godeva in terra delle ricchezze.

v.25 Ma Abramo rispose …
• il ricco viene chiamato “Figlio” da Abramo. Rimane un figlio.
• il versetto sembra evidenziare un capovolgimento della situazione, che può significare due cose : Dio giudica diversamente da noi; e la storia va a finire diversamente da come immaginavano i furbi della terra, quelli ben rappresentati in due quadri tracciati nel libro della Sapienza (2,5-11 e 5,1-11).
• con ogni probabilità si vuole contestare una diffusa convinzione che ricchezza è segno di giustizia e benevolenza di Dio.

v.26 Per di più, tra noi e voi …
• la vita terrena è il tempo che è concesso all’uomo per la condivisione, per abbattere le barriere tra ricchi e poveri.
• discernere i segni dei tempi è comprendere che il presente è da vivere nella misericordia. 

v.27-28 E quegli replicò … 
• “Padre”. L’espressione, nel contesto, sembra anche voler richiamare Luca 6,46: non basta invocare “Signore,Signore” ma occorre piuttosto ascoltarlo e farne le opere.
• i fratelli del ricco continuano a vivere senza il sospetto e lui vuole che siano avvertiti di cambiare vita. Un atto di com-passione?
• come osserva Fausti, è strana questa preghiera di un morto per i vivi. Mi sembra comunque di cogliere una esortazione alla misericordia.

v.29 Ma Abramo rispose …
• il messaggio della Scrittura (Mosé e i Profeti) deve convincere e provocare il ritorno a Dio (conversione), un tema specificamente lucano. Questa è la via della salvezza.

v.30-31 E lui …
• se i fratelli nel corso della loro vita non si lasciano interrogare dalla parola di Dio, niente li convertirà, neppure un morto che resuscita. La pretesa dei segni è una scappatoia. Il punto, invece, è nella conversione e nel discernimento.
• forse c’è anche una allusione alla resurrezione di Gesù che avrebbe dovuto spronare i farisei alla conversione, ma che non ha avuto effetto.

ALCUNE INTERPRETAZIONI DEL MESSAGGIO DEL TESTO

• Sono passati circa 50 anni dalla morte di Gesù e nella comunità di Luca, molto probabilmente, emergono problemi sulla ricchezza. Luca vuole ribadire che senza carità e condivisione dei beni, la chiesa rinnega ciò che è, cioè koinonia.
• La situazione descritta è di grande contrasto: da un lato il ricco che ostenta lusso e dissipa denaro, dall’altro il povero in stato di totale emarginazione, considerato alla stregua di un impuro, come il cane che gli lecca le ferite.
• Il grande peccato del ricco della parabola è l’indifferenza; è figura dell’uomo del momentaneo, non aperto al futuro, che non vede l’altro nel suo bisogno. Ma è anche rappresentante di un progetto di vita che si fonda sull’accumulo dei beni, senza che la dignità degli altri e i loro diritti più elementari abbiano la minima importanza. Da qui la “cecità”, il non “vedere” il dolore e la sofferenza.
• I versetti 23-24 sembrano ricordare che l’uomo, solo quando è capace di uscire da se stesso e sollevare lo sguardo da terra per vedere il fratello, può incontrare Dio.
• Alcuni commentatori vedono in Lazzaro, colui che Dio ha amato, il testimone del paradosso di un aiuto di Dio che coincide con il più totale degli abbandoni. La sua figura diventa immagine di Gesù e della sua morte in croce.
• L’intento della parabola è parenetico, esortativo, non teologico. Il racconto invita a riscoprire una classe sociale dimenticata e calpestata. La lezione della parabola, se presa alla lettera, lascia più ambiguità di quante ne risolva. Nella sua durezza e impassibilità sono forse sottolineate le preoccupazioni pastorali dell’evangelista. E’ difficile attribuire al Padre un atteggiamento quasi vendicativo verso certi peccatori: certo l’abuso della ricchezza atrofizza il cuore e uccide i rapporti con i propri simili. Luca sembra avvertire che la ricchezza rende estremamente difficili le esigenze della fede.
• La supplica del ricco verso Abramo a favore dei propri congiunti serve a mettere in luce la portata della predicazione profetica nella storia della salvezza. L’uomo di poca fede fa appello a grandi segni che poi lo lasceranno egualmente indisturbato.
• Gesù è morto per formare di tutti gli uomini una famiglia di amici, di eguali, di fratelli, fin da questa terra. Finché la storia sarà ingombrata da figure come quelle del ricco della parabola, Lazzaro non verrà fuori dalla sua condizione di subordinazione e di miseria. Occorre credere in tempo alla parola dei profeti che presentano Dio “amico dei poveri”.
• Gesù non compie un giudizio, ma un atto di correzione fraterna verso i ricchi. Non è venuto per giudicare, ma per salvare. E salva senza riserve accogliendo ed illuminando con sincerità.

PER L’OGGI

• Ci dice che proprio i feriti nel corpo, nella dignità, nella grandezza e nobiltà della vita umana, gli esclusi dalla comunità umana sono i preferiti da Dio, sperimentano la solidarietà insieme a lui.
• La parabola consiste in primo luogo in un invito a cambiare la nostra maniera di vedere le cose, la vita umana, le relazioni umane, la società nella quale viviamo.
• E’ una chiamata al discernimento orientato dalla Parola di Dio che ci indica la meta, il cammino e il modo di procedere nella vita.
• E’ una provocazione che spinge ad una verifica dei criteri e valori che orientano la nostra vita, a partire dalla grande utopia del Regno che si rivela nelle Scritture; cerca di rendere esplicito l’orizzonte che deve guidare ed illuminare l’agire della comunità cristiana nel mondo e nella storia.
- La condivisione porta la vita a tutti, mentre l’ambizione e l’accumulo generano morte (At 2,42-47).
- L’avidità induce a riporre nel denaro e nel potere tutta la fiducia che può essere riposta solo in Dio.

UN APPROFONDIMENTO DEL TEMA BIBLICO DELLA POVERTA’

A proposito di povertà, possiamo trovare nel Primo Testamento tre linee di riflessione:

a) – Sapienziale
- Secondo i sapienti la ricchezza è l’ideale dell’uomo, non la povertà. E’ benedizione di Dio. Ciò non significa che il povero sia un maledetto o un peccatore. Anzi. Nelle riflessioni dei sapienti vi è un costante richiamo ad avere compassione dei poveri; essi sono amati da Dio.
- Vi è poi l’avvertimento che la ricchezza ha dei limiti, e deve essere accompagnata dal timore di Dio, dalla giustizia e dalla concordia. Avvertono poi che la ricchezza contiene facili pericoli morali.
- La posizione del saggio è quella indicata da Proverbi 30,8-9:
“Tieni lontano da me falsità e menzogna, non darmi né povertà né ricchezza; ma fammi avere il cibo necessario, perché, una volta sazio, io non ti rinneghi e dica: «Chi è il Signore?», oppure, ridotto all'indigenza, non rubi e profani il nome del mio Dio.”

b) – Pietista
- Presente soprattutto nei Salmi, il povero è il cliente di Dio, colui che accoglie, che è aperto, disponibile. Passa dal piano sociologico a quello spirituale. Generalmente però sono anche poveri di fatto, perseguitati, senza possibilità di sicurezze umane. In questo senso la povertà materiale è situazione privilegiata per la povertà di spirito, perché non lascia spazio alle illusioni.

c) – Profetica
- Criticano la religione nella misura in cui questa ha perso la dimensione della giustizia. Sono convinti che l’alleanza ha una dimensione politica. Il popolo di Dio può dirsi tale nella misura in cui si costituisce come popolo di fratelli, tanto nel rapporto uomo / uomo quanto nelle strutture sociali e politiche che esprime.
- Non c’è posto per una divisione tra ricchi e poveri. Sperano in un tempo messianico in cui i poveri avranno, finalmente, giustizia e gli emarginati un posto.

La conclusione della lettura del Primo Testamento è chiara: il discorso sulla povertà e sui poveri è complesso. C’è una povertà, quella interiore, che equivale a fede, affidamento a Dio ed è la ricchezza cercata in modo egualitario e globale; e c’è una povertà da togliere, estranea al dono di Dio e alla sua passione.

Lidia Tagliabue 




Bibliografia:
Gli evangeli – Oscar Mondadori
S.Fausti – Una comunità legge il vangelo di Luca – EDB
G.Rouiller / C.Varore – Il vangelo secondo Luca – Cittadella
O. de Spinetoli – Il vangelo di Luca - Cittadella