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TRASFIGURAZIONE
Lc
9,28-36
1. Gesù prende con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e li coinvolge in qualcosa di simile a un'esperienza onirica di gruppo. Da parte sua vuole approfondire il discorso, iniziato una settimana prima, sulla propria identità ("chi sono io secondo la gente?" e "voi chi dite che io sia?"). Quanto avviene sul monte Tabor deve essere letto a partire da questi due
interrogativi rimasti aperti.
2. La trasfigurazione è come un filmato con effetto tridimensionale che cattura gli occhi degli spettatori (Pietro, Giovanni e Giacomo) fino a coinvolgerli attivamente nel dialogo con i personaggi (Gesù, Mosè ed Elia). Il fascino della scena vince la loro stanchezza ("erano oppressi dal sonno, tuttavia restarono svegli"), anche se poi l'emozione si trasforma in
sgomento ("all'entrare in quella nube ebbero paura").
3. Può darsi che i tre discepoli avessero ancora in mente i discorsi della settimana prima: "È il Battista... No, è Elia... Di sicuro è uno degli antichi profeti...". Con questi pensieri hanno risalito le pendici del Tabor e si sono trovati davanti agli occhi uno spettacolo al di là della loro
immaginazione. Vedono due uomini che parlano con Gesù. Guardando meglio, si accorgono che si tratta di... Mosè ed Elia!!! E questi non solo parlano con lui, ma parlano di lui!!!
La scena è sconvolgente. Pietro si lascia scappare un "che bello! facciamo tre tende...", e Luca commenta senza mezzi termini: "Egli non sapeva quello che diceva".
4. Che cosa rappresentano Mosè ed Elia? Il primo la Legge, il secondo la Profezia. È un modo per dire che tutto il Primo Testamento
(Torah e Nebiim) si stringe intorno a Gesù e lo riconosce come "colui che deve venire"
(Mt 11,3). Insieme, i tre personaggi indicano lo sviluppo della storia della salvezza: Mosè (alleanza sul Sinai), Elia (restauratore dell'alleanza), Gesù (nuova alleanza: cf Lc 22,20). Il messaggio è chiaro: Gesù Cristo è il punto di arrivo della storia di Israele, l'esito di tutte le promesse di Dio. E tale conclusione è confermata dall'entrata in scena di Dio, che avvolge tutti con la sua nube (=il mistero divino) e fa sentire la sua voce ("questi è il Figlio mio, l'eletto: ascoltatelo").
Nella traduzione di Fausti, che ricalca il testo greco, c'è un particolare che nella versione italiana si perde: "E mentre c'era la voce, fu trovato Gesù solo" (9,36). Quando entra in campo la voce di Dio, Mosè ed Elia non solo passano in secondo piano, ma scompaiono del tutto.
Sulla scena resta solo Gesù.
5. Ma l'episodio della trasfigurazione non proclama soltanto che Gesù è il messia. Ribadisce che il messia dovrà soffrire: Mosè ed Elia infatti stavano parlando con Gesù "del suo esodo che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme". In questo contesto l'intervento di Pietro appare inopportuno, assolutamente fuori luogo.
6. I tre discepoli non fanno bella figura. Luca non manca di farlo notare con una punta di ironia. Eppure, c'è un aspetto che mi colpisce: la nube scende su tutti! Avvolge Gesù, Mosè ed Elia, che mostrano di sapere quello che dicono, ma abbraccia anche i tre discepoli che sono disorientati e parlano a sproposito. Pietro e i compagni non hanno capito nulla, ma Dio si
mostra paziente con loro. Li custodisce nella sua nube (=protezione) in attesa che i loro occhi si aprano.
7. La discesa dal monte avviene in silenzio. I tre discepoli sono ammutoliti e pensosi: "Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto".
A volte, nella vita, capitano cose che lasciano muti e hanno bisogno di essere custodite in silenzio. Senti che non puoi parlarne con nessuno, perché è come se dovessero maturare, prendere forma dentro di te... Ad un certo punto pero la nube si dirada e le cose si fanno chiare. Allora, il silenzio lascia il posto all'annuncio e all'azione.
Termino con tre flash:
* Anche noi possiamo accostarci al mistero della trasfigurazione, se ci rendiamo conto che tutto ha la sua radice in Cristo. Come scrive il cileno Josè Miguel Ibanez
Langlois, "tutti i libri del mondo parlano unicamente della passione, anche se a prima vista non appare", "tutti gli amori
lavorano in incognito per lui" perché Cristo è "il volto più luminoso della creazione". È il denominatore comune di tutto ciò che esiste: "Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui" (Col 1,16-17).
* Ogni giorno è buono per cogliere il senso di ciò che viviamo, della storia del mondo... Bisogna guardare al fondo delle cose. Ma c'è bisogno di una "nube" e di (tanto) tempo. Chi segue Gesù, dopo un po' intuisce qualcosa
(intus-ire = andare dentro); impara a leggere in profondità la propria vita, i fatti dell'economia e della politica, le correnti profonde che muovono la storia...
* Per non essere sprovveduti come Pietro che esclama: "Che bello! Facciamo tre tende...", cerchiamo di capire bene le cose. A volte si sente dire: "Se incontri Gesù, troverai la gioia... Vedrai che bello!". Vorrei mettere in guardia da questo cristianesimo "a buon mercato",
presentato in termini di autorealizzazione, perché è una truffa. Stare con Gesù infatti non è "bello" (forse lo è all'inizio, quando uno non si rende conto delle
conseguenze). Chi cammina con lui, si accorge che va a Gerusalemme, a dare la vita. E questo non è facile da accettare!
Allora... se uno continua a seguirlo, non lo fa perché "gli piace", ma perché è entrato nel suo modo di vedere le cose (=ha imparato ad amare).
Questo si che è bello (ma costa caro).
Giovanni Giuranna
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