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ECCO IL MESSIA...
Lc
9,7-24
Milano,
9 novembre 2003: Riflessione di padre Valentino Benigna, comboniano,
all'incontro di spiritualità missionaria della Vigna di Nabot
1 – Chi è Gesù? La sua relazione con Elia, con Giovanni e con i
profeti (9,7-9)
I sinottici ci narrano che alcuni identificavano Gesù con un’antica
figura del passato religioso d’Israele che ricompare e agisce tra gli
uomini. Questo modo di pensare fa da sfondo, quasi per contrapposizione,
alla confessione messianica di Pietro.
Erode è costretto da esigenze politiche, come tutti i potenti del mondo,
ad essere sempre all’erta per la sicurezza del suo minuscolo regno. Lo
spaventa perciò il successo di Giovanni Battista, che predicava la verità
di Dio al cospetto del popolo. Temendo una possibile sollevazione, lo fa
imprigionare e preferisce eliminarlo. Il sangue del battezzatore è ancora
fresco, quando gli giunge notizia che un altro profeta sconvolge la gente
delle sue terre.
L’opinione del popolo che identifica Gesù con lo stesso Giovanni
tornato in questo mondo, o con Elia, o con uno degli antichi profeti si
spiega perfettamente tenendo conto della corrente escatologica del tempo.
Elia era, infatti, uno dei personaggi preferiti dell’apocalittica
giudaica. Il suo zelo per Yahveh, il potere della sua parola che faceva
scendere il fuoco dal cielo e poi l’opinione che sarebbe salito al
cielo, senza essere passato attraverso la morte, facevano di lui un polo
di attrazione della speranza israelitica. Inoltre si sosteneva che sarebbe
tornato per completare la sua missione sulla terra. Quindi si capisce
perché alcuni facessero circolare la voce secondo la quale Gesù stava
compiendo la missione di Elia. Così pure si pensava che anche Enoc, Mosè
e Geremia sarebbero tornati nel mondo per compiere opere portentose.
Tutte queste personificazioni presentano senz’altro una visione positiva
di Gesù, identificandolo con uno dei profeti più prestigiosi del
passato. C’è però anche un vero pericolo, e cioè che ogni gruppo
religioso lo racchiuda e lo interpreti semplicemente nell’ambito delle
vecchie speranze, non evidenziando la novità del suo messaggio e del suo
straordinario stile di vita.
La confessione di Pietro supera tutte le interpretazioni popolari, che
facevano di Gesù una specie di “fantasma” che emerge dal passato.
Pietro proclama la novità di Gesù: “Tu sei il messia, il cristo
promesso da Dio”; per questo non ci resta che ascoltare la sua parola e
vivere secondo il mistero delle sue opere.
2 – La moltiplicazione dei pani e il banchetto del regno (9,10-17)
La cosiddetta “moltiplicazione” dei pani (o meglio il segno dei pani)
è uno dei segni rivelatori più importanti di tutto il vangelo. Gesù si
manifesta nella duplice prospettiva delle parole e dei fatti: apre davanti
agli uomini la via del regno, che offre la salvezza e la vita nuova
(9,11).
Il banchetto era uno dei grandi elementi dell’apocalittica tradizionale:
i salmi, e soprattutto i profeti, ne parlano in vari testi. Su questo
sfondo si comprende il segno dei pani. Quelli che seguono Gesù hanno
dovuto fare a meno delle sicurezze che il mondo offre. Scende la notte ed
essi sono soli; hanno fame e non dispongono di cibo, perché si trovano
lontani dai centri abitati. Dio ripete gli
antichi prodigi della storia del suo popolo.
Sebbene gli uomini credano di essere soli e abbandonati, Gesù si trova in
mezzo a loro e distribuisce a piene mani il suo mistero: insegna,
guarisce, offre il cibo. Coloro che lo seguono, devono rischiare,
lasciando alle spalle il vecchio mondo con le sue sicurezze e il suo cibo.
Non ha grande interesse il modo concreto in cui il segno fu realizzato:
l’importante è che Gesù diede al popolo un cibo abbondante. Si ha
l’impressione che il mondo dei poveri e degli emarginati sia finito e
che sorga la verità definitiva della vita.
Elementi preziosi del segno dei pani
a) Il gesto costituisce una rivelazione escatologica: per mezzo di Gesù,
il Padre si rivela come colui che offre l’alimento della vita al popolo.
b) Nel gesto si manifesta il servizio degli apostoli che, per sé, sono
incapaci di rifocillare la gente: solo quando ricevono il pane che Cristo
dona loro, possono realmente alimentare il popolo.
c) In prospettiva ecclesiale, il “segno” dei pani è
un’anticipazione dell’eucaristia, nella quale vediamo lo stesso
comportamento di Gesù che pronunzia la benedizione, spezza il pane e lo
offre alle persone presenti. Quel mangiare insieme, nella tensione della
speranza escatologica, è divenuto il segno fondamentale della chiesa.
d) Infine, questo gesto ci porta alla condivisione dei beni. Il banchetto
fraterno e abbondante, nel quale i doni del regno sono offerti a tutti,
deve essere anticipato sulla mensa della vita. Per questo, in una società
nella quale l’ingiustizia separa brutalmente gli uni dagli altri, è
molto difficile rinnovare il “segno dei pani” e celebrare veramente
l’eucaristia. Un popolo, in cui le persone si opprimono a vicenda, si
rubano il cibo, non segue certamente Gesù e non anela al banchetto del
suo regno.
3 – Confessare il Cristo e seguire il Figlio dell’uomo (9,18-24)
La struttura di questo passo è molto semplice: da un lato c’è
l’opinione degli uomini, riguardo a Gesù, che lo identificano con
qualcuno degli antichi profeti, come abbiamo visto sopra. Dall’altro
lato i discepoli, rappresentati da Pietro, lo confessano come il cristo,
il messia. Poi c’è la parola di Gesù, che si rivela come “Figlio
dell’uomo” che soffre, muore e risuscita.
Quanto alla visione di Gesù come Cristo, si devono distinguere
accuratamente due prospettive:
a) su un piano prepasquale, affermare che Gesù è il messia significa
collocarlo nella luce dell’attesa di Israele, nella quale si mescolano
ideali di conquista universale, sogni di rivincita ed elementi di
carattere puramente religioso. E’ assai probabile che Pietro e gli altri
discepoli abbiano pensato che Gesù era messia secondo la questa visione
popolare; però la loro confessione, preziosa in un primo momento, si
rivelò poi insufficiente;
b) sul piano postpasquale, sappiamo che Pietro confessò Gesù come il
messia d’Israele che morì, che fu glorificato da Dio e che è stato
costituito giudice universale della nostra storia.
Pietro ha seguito Gesù, perché spera nella gloria del trionfo, e Gesù
gli risponde, predicando
un totale insuccesso; ma, dopo l’esperienza pasquale, la parola messia
ha cambiato senso: non si riferisce più al trionfatore della speranza
d’Israele, ma a Gesù che è morto ed è risuscitato. Questo racconto
testimonia la tensione che vi è fra l’idea (la speranza) degli uomini e
la forza di Dio, che si rivela in Gesù. Gli uomini inclinano alla visione
vittoriosa del messia, come colui che vince nelle battaglie della vita e
annienta i nemici. Dio invece manifesta la sua presenza nella vita di
fedeltà umana di Gesù. Solo attraverso questa fedeltà,
nell’accettazione della sofferenza e della morte, acquista senso la
pienezza della speranza, cioè la risurrezione.
Di qui si comprendono i due titoli, di cui parlano i sinottici. E’
valido il titolo di “Messia”, perché la storia degli uomini raggiunge
in Gesù la sua pienezza; ma è necessario completarlo col titolo
“Figlio dell’uomo” a significare che Dio si china su di noi, si
mette sulla nostra via e prende su di sé la sofferenza degli uomini,
trasfigurandola dal di dentro.
Possiamo tirare due conclusioni:
a) solo unendo le prospettive del Messia della speranza e del Figlio
dell’uomo che si assume la sofferenza della storia, si ottiene
un’immagine valida di Gesù;
b) accettare Gesù non significa semplicemente confessarlo come Messia, ma
è necessario seguirlo sulla via di fedeltà, in mezzo alla sofferenza,
fino alla morte.
4 – Condizioni per seguire Gesù
Seguire Gesù equivale a spendere la vita, vale a dire portare la croce
ogni giorno. Gesù che
sale con la croce verso il Calvario diviene paradigma della verità
universale, il principio d’interpretazione sul quale è basata tutta la
nostra storia. Si guadagna, in realtà, quello che si perde, quello che si
offre agli altri, quello che si sacrifica in beneficio dell’altro. Al
contrario tutto quello che si tiene per sé in modo egoistico, lo si
perde.
I modelli delle vecchie religioni non servono più:
a) La grandezza dell’uomo non consiste nel trascendere i limiti della
materia salendo fino all’altezza dell’essere divino (mistica
orientale),
b) né consiste nell’identificarsi sacramentalmente con le forze della
vita che pulsano nella profondità del cosmo (religione misterica);
c) né è perfetto colui che osserva la legge fino alla minuzia
(fariseismo),
d) né colui che mira a sottrarsi all’abisso della miseria del mondo
nella speranza della meta che s’avvicina (apocalittica)…
Di fronte a tutte le possibili vie della storia umana, Gesù ci ha
tracciato la sua via: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se
stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua”.
Seguire Gesù significa: perdonare sempre, amare senza limiti, vivere
aperti al mistero di Dio e restare fedeli anche nel caso che la fedeltà
dovesse metterci sulla via della morte.
In base a tale esigenza, la Chiesa sarà definita come l’insieme degli
uomini che restano uniti nel ricordo di Gesù e hanno preso il suo esempio
come norma della loro condotta. La vera legge della Chiesa è sempre il
Cristo: il suo messaggio e la sua via d’amore.
p.Valentino
Benigna, mccj |